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Dal romanzo alle reti, la scrittura digitale come forma romanzo

"Indagare oggi le forme della scrittura romanzesca non è certo cosa agevole, sia per la sedimentata stratificazione di modelli letterari e di interpretazioni critiche sia per l’incalzare di quella civiltà dell’immagine che fa della scrittura un veicolo accessorio di comunicazione.
La domanda che si pone, di fronte all’utilizzo di nuovi media, prime tra tutte le modalità informatiche di comunicazione in rete, è se abbia un senso riprendere la teoria della letteratura anche nelle sue più recenti elaborazioni o se queste debbano essere rigettate come assolutamente obsolete.
A questa domanda, di tipo critico-operativo, se ne accompagna un’altra: se è necessario elaborare nuovi modelli, rifiutando i precedenti, che ne rimane della riflessione filosofica che ha accompagnato l’evoluzione dei processi artistici e spesso ne ha sottolineato, soprattutto nel secolo scorso, la profonda valenza gnoseologica?
Ad entrambe le domande risponde con acume e intelligenza il volume di Agnese Camellini, che, dopo un’accurata fenomenologia delle forme delle scrittura digitali, affronta entrambi i temi, riconnettendo parametri critici e teorici di carattere generale relativamente alla diffusione dell’arte di massa, con particolare riferimento a Walter Benjamin, e più specifiche indagini sulla forma-romanzo – e qui valgono le preziose indicazioni di Michail Bachtin.
E’ possibile dunque riprendere alcuni strumenti metodologici fondamentali della teoria dell’arte e della letteratura e applicarli ai territori in continua espansione delle scritture digitali. Per queste ultime, vale l’immagine, piuttosto che di continenti ormai saldamente ancorati, quella di territori le cui frontiere sono ancora fluttuanti, ove è difficile prevedere linee precise di confine tra le diverse arti, ove i generi artistici stessi si confondono l’uno nell’altro continuamente.
E’ una rivoluzione dei linguaggi dell’arte che può trovare una sua modalità di esplicazione teorica ancora una volta nelle riflessioni della seconda metà del secolo scorso, in ciò che Umberto Eco, Roland Barthes e altri, hanno indicato, a proposito dei linguaggi narrativi, ma in ordine anche ad una più articolata applicazione delle formulazioni teoriche all’interno stesso dell’evoluzione dei linguaggi.
Qui gioca, come viene sottolineato adeguatamente in questo testo, un ruolo fondamentale l’ermeneutica, da Heidegger a Gadamer, senza dimenticare l’apporto della scuola francese di Barthes e di Derrida.
Cambia, nei nuovi modi di elaborazione informatica della scrittura, lo statuto della scrittura stessa, sicché si può parlare piuttosto che di scrittura in termini generali, di scritture, poiché i nessi di costituzione della parola e dei suoi legami (morfo-grammaticali, sintattici, narrativi) si sono, almeno apparentemente, dissolti. E’ certamente possibile intravedere le tracce di una struttura narrativa, là dove è, nella formula apparente, completamente assente, ma la parola stessa, nelle scritture digitali, non è più quella che viene utilizzata nei volumi a stampa.
Le scritture digitali intervengono sulla formula tradizionale della scrittura lineare e sequenziale, proponendosi piuttosto secondo una modalità multilineare e ipertestuale o orbitale e comunque intertestuale, dissolvono le parole in puro segno fonetico, spesso interpolando suoni e immagini, o rendendo a volte la successione dei segni – intesi come puri significanti – immagine essa stessa.
Mutano anche assai profondamente i criteri stessi della circolarità della comunicazione, e, all’origine, quelli stessi della creazione artistica, che si offre piuttosto come un atto produttivo interattivo, ove la creatività del singolo funge spesso da sollecitazione per una formula collettiva. Sono i nuovi strumenti (mailing list, chat, blog…) a consentire questo, ad aprire, almeno in teoria, la parte costruttiva dell’opera all’intervento di chiunque.
Si vedrà che non è del tutto così, e che anche in rete l’utente-produttore potenziale è di fatto guidato nelle scelte e nelle possibilità operative, lasciate più o meno aperte dal conduttore-produttore effettivo. Ma, se è così scongiurato un effetto entropico della comunicazione e della produzione artistica, ciò muta tuttavia l’asse consueto della relazione tra autore e lettore, e quest’ultimo non è più solo il cooperatore testuale che consolida la fama del primo e le interpretazioni della sua opera, ma effettivo coproduttore della testualità o meglio della intertestualità dell’opera.
E’ così che, paradossalmente, il virtuale diviene reale: il tradizionale e virtuale rapporto tra autore e lettore diviene, sulla vie virtuali della rete, forma effettiva di modificazione e di operatività produttiva dell’arte narrativa."
Stefano Benassi


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